Attento spettatore, non toccare i gigli!

Qui non ti è permesso trarre il coltello per recider piante

e privar così gli uccelli del loro cibo.

Guarda come il pittore si fa eccelso guardiano della selva:

gli animali carnivori ha dipinto, a caccia sol di quelli  

che per natura si nutrono d’erba.

Così le praterie non lascia indifese alla pastura,

ché altrimenti perirebbero assai presto.  

                                                   Manuele Philes, Carmina, 62.

 

Patrocinata dal Comune di Torino e inserita in “Contemporary Art” 2015, questa mostra evoca le suggestioni del dipinto di un “giardino imperiale” decantato dal poeta bizantino Manuel Philes (ca. 1275-1375) in alcuni versi del suo Carmina. Sono versi tesi a richiamare le leggi di natura che regolano un cosmo in equilibrio, dunque applicabili all’arte che della natura è specchio secondo la concezione platonica, ma anche metafora del buon governo. Con questo progetto site specific, tuttavia, si va oltre quella visione antica attraverso raffigurazioni contemporanee di specie animali a rischio di estinzione. Sono i disegni su carta del giovane talento torinese Giorgia Oldano – menzione speciale al Golden Turtle Contest 2015 di Mosca, BBC International Wildlife Artist of the Year 2013 e Campionessa di disegno naturalistico al Festival Italiano delle Arti Naturalistiche 2011.

Al di là della sua valenza estetica, questa mostra offre spunti di riflessione sulla evoluzione di realtà piemontesi quali il Parco Michelotti, il bio-parco Zoom e le regge venatorie sabaude, in particolare quelle di Racconigi, Stupinigi e Venaria.

Invero, si crea una sovrapposizione ideale tra il concetto di parco naturale del nuovo millennio e la nozione di “giardino reale” nella civiltà bizantina e in alcuni contesti mediorientali. Ad animare quel tipo di “giardino” e il suo immaginario erano specie faunistiche – reali o fantastiche – descritte dagli autori dei bestiari medievali dell’Europa occidentale così come da quelli dell’Impero bizantino quale era Manuel Philes. Nel suo De animalium proprietate si ritrovano l’unicorno (creatura fantastica), ma anche animali dalla valenza simbolica quali il pellicano (simbolo cristologico) e il pavone (simbolo di immortalità), nonché rapaci quali il falco, il gufo e la civetta, quest’ultima usata per l’uccellagione. Compaiono anche il cervo, lo scoiattolo, diversi felini, l’elefante, il rinoceronte e altri animali oggi immortalati da Giorgia Oldano.

Il naturalismo di questi suoi disegni evoca non solo un medioevo ancora memore della cultura ellenistica, ma anche l’eredità tardo-gotica rappresentata da arazzi franco-fiamminghi di rara bellezza, con una moltitudine di specie vegetali e animali. Di quel periodo sono i disegni di Pisanello (1395-1455), oggi perlopiù a Parigi, Cabinet des dessins du Musée du Louvre, che furono fonte d’ispirazione per Jacopo Bellini (1396-1470). Vale la pena menzionare pure i coevi disegni raffiguranti un Elefante e una Giraffa realizzati da Ciriaco d’Ancona (1391-1452) durante il suo viaggio in Egitto. A tutto ciò si aggiunge l’eredità Rinascimentale, a cominciare dagli studi di animali con cui Leonardo da Vinci varcava i confini tra arte e scienza.

Fanno dunque onore a una lunga e articolata tradizione d’arte i lavori di Giorgia Oldano: il segno tracciato in grafite sulla carta dalla nostra wildlife artist incanta l’occhio dell’osservatore, che si perde fra le piume impalpabili degli uccelli, il sottopelo dei felini, le pieghe della pelle di elefanti e rinoceronti immortalati da lei con straordinaria raffinatezza di esecuzione. Caratterizzati da una sapiente resa chiaroscurale, i suoi disegni monocromi paiono trasfondere l’élan vital degli animali selvaggi, soprattutto dei cosiddetti “Big Five” della savana: il leone, il leopardo, l’elefante, il rinoceronte e il bufalo. Mossa da amore e rispetto per la natura, attraverso la sua arte Giorgia Oldano si fa “eccelso guardiano della selva” oggidiana tanto quanto il pittore della lodato da Manuel Philes nell’età di Bisanzio.

I disegni naturalistici in esposizione, tuttavia, inducono l’osservatore ad andare oltre la il piacere puramente estetico della rappresentazione e dunque, per così dire, “oltre il giardino di Philes”. “Animalia” propone infatti una interpretazione del tema “arte e natura” in chiave contemporanea e al tempo stesso invita a riscoprire la storia di un’Europa le cui radici culturali si estendono da occidente al vicino oriente e lungo le sponde del Mediterraneo. Questa mostra è dunque un percorso visivo di un affascinante microcosmo di cultura in cui il presente s’intreccia col passato, la poesia con le scienze naturali e l’arte.

©  Febo e Dafne, 2016

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