Lo sguardo dell’osservatore si perde nell’esplorare gli arazzi d’arte di Zamfira Facas,

opere concettuali che rappresentano in sé un punto d’incontro tra materia e spirito

in quanto accesso a una realtà più ampia, oltre il visibile. Una dimensione che

possiamo immaginare o teorizzare con la fisica dei quanti ma solo intuire, talvolta

percepire, quando si creano condizioni favorevoli di sensibilità. A questo sembre-

rebbe volerci condurre Zamfira Facas. Attraverso il suo fare, declinato in un gioco

di simboli e rimandi che fa da contrappunto a un anelito di perfezione, anche sotto

il profilo estetico, l’artista parrebbe tessere portali di accesso ai registri Akashici, la

memoria dell’universo, a alla ricerca di una condizione che Gustavo Adolfo Rol ha

definito di “coscienza sublime”.

L’istinto di esplorare l’infinito attraverso un percorso esperienziale e cognitivo, desiderio che anima lo spirito intelligente dell’essere umano, emerge fra “architetture” o “sagome” costituite dalle pieghe della seta pregiata che ricopre, come se fosse una coltre d’erba, il fondo rosa dell’arazzo Upspring. Per l’artista, il rosa è anzitutto il colore dei quarzi purpurei correlati al mito degli iperborei ma in questo caso simbo-leggia altresì l’aurora nei sogni di chi aspira a raggiungere nuovi e più sereni orizzonti.

In Partenza dal mare il disegno in bianco e nero dell’intreccio perpendicolare di trama e ordito è alterato nella sua linearità dalle cuciture, così da far sovvenire alla mente le reti e i nodi di Hartmann nonché le linee sincroniche che si diramano sul nostro pianeta come fiumi di energia, ma anche le rotte migratorie percorse nei secoli dalle specie animali e dalle genti. Queste direttrici sono interrotte visivamente da inserti circolari appliqué, paradossalmente interpretabili come nidi se si pensa alle migrazioni degli uccelli. Più facilmente si percepiscono come vortici d’aria o gorghi d’acqua che raggiungono le profondità del mar Nero. Su quel mare si affaccia la terra natia di Zamfira Facas, woman artist che ha fatto tesoro dei saperi di ingegneria delle costruzioni ma anche delle tradizioni tessili della Romania per poi avvicinarsi ad alcune filosofie e discipline esoteriche nel suo errare fra arte e scienza, fra Bucarest e Torino.

Dove la porta questo suo “viaggio”, tema ricorrente nella sua parabola artistica? Alla ricerca del sé attraverso la creatività, qui estrinsecata nel Gioco dell’essere, dittico costituito da due maschere-arazzo, una maschile e una femminile. Esse alludono rispettivamente al ricordo del luogo d’origine, dunque alla vita terrena, e a madre natura… la vita cosmica. Con la maschera-arazzo Izu, Zamfira Facas esprime una riflessione sull’amore degli abitanti di Miyakejima per la propria isola (nell’arcipelago Izu in Giappone), da qualche anno soggetta a eruzioni vulcaniche che rendono necessario l’uso costante di una maschera antigas per poter vivere in quel paradiso di flora e fauna.

Quale progetto espositivo d’arte, “Calatoríe” (“il viaggio” in rumeno) per certi versi trova un nesso con le geometrie di Wassily Kandinski e il suo famoso saggio, Lo spirituale nell’arte (1911). Nondimeno, alcuni arazzi di Zamfira Facas suggeriscono un confronto con le astrazioni geometriche di Sophie Tauber-Arp, realizzate anche con appliqué su feltro o a ricamo, dunque all’insegna della commistione fra le varie arti propugnata dalle avanguardie. In Home, Facas interpreta il tema del richiamo alle origini quale desiderio di ritorno a casa. A determinarne l’impossibilità è il paradosso di Achille e la Tartaruga, rappresentato per astrazione mediante forme elementari combinate a linee orizzontali e verticali che simboleggiano tempo e distanza. Teorizzato dal filosofo greco Zenone di Elea, questo paradosso matematico rivela come nozioni di uso comune relative al movimento di un corpo nel tempo e nello spazio siano inapplicabili in ragionamenti riguardanti l’infinito. Forse perché, come ha affermato Rol, “conosciamo solo una minima parte delle leggi di natura che regolano la materia”.

Ne La ripartenza, installazione in tessuto e metallo, sono i missili a puntare “verso casa” come per una causa-effetto, una sorta di karma.         I “buchi” nella struttura da cui sono già partiti i missili saranno invece l’ultima dimora di coloro che non hanno più le forze o l’età per un “ritorno” – siano essi uccelli o uomini. Il loro viaggio proseguirà forse verso una vita di cui ancora siamo all’oscuro, ma che è possibile immaginare – in uno spazio di possibilità e in uno stato indefinito – anche grazie all’estro creativo di Zamfira Facas. I suoi lavori ben si accordano con un pensiero di Albert Einstein: “La cosa più bella con cui possiamo entrare in contatto è il mistero. È la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza”.

A concludere questa mostra è la Rosa dei venti, i cui quadranti in seta rappresentano le vie di provenienza dei migranti che si riversano nell’Europa contemporanea. Il tema delle migrazioni ricorre nella parabola artistica di Zamfira Facas, la quale già nel 2006 esordiva a Torino, Galleria Dieffe, con una mostra intitolata “È sempre un viaggio” a cura di Monica Trigona. La Rosa dei Venti di Zamfira Facas, inedita installazione d’arte tessile, sarà presentata presso la galleria Febo e Dafne il 29 settembre 2016, in occasione della ouverture di Torino Art Galleries e nella finestra temporale di Torino Spiritualità.

 

 

Melanie Zefferino

 

Upspring, 2016.

Upspring, 2016.

Seta, ca. 110 x 75 cm.

Upspring, 2016.

Upspring, 2016.

Particolare.

Partenza dal mare, 2016

Partenza dal mare, 2016

Arazzo in seta con inserti applique, ca. 135x135 cm.

Partenza dal mare, 2016.

Partenza dal mare, 2016.

Particolare.

Ricordo del cuore, 2016.

Ricordo del cuore, 2016.

Arazzo in seta con inserti appliqué, ca. 100x100 cm.

IZU, 2016.

IZU, 2016.

Maschera-arazzo. Seta, ca. 75 x 75 cm.

Maschera-arazzo, 2016.

Maschera-arazzo, 2016.

Seta, ca. 74 x 54 cm.

Maschera-arazzo maschile, 2016.

Maschera-arazzo maschile, 2016.

Pendant del dittico "Il gioco dell'essere". Seta, ca. 110 x 73 cm.

Maschera-arazzo maschile, 2016.

Maschera-arazzo maschile, 2016.

Particolare.

Maschera-arazzo femminile, 2016.

Maschera-arazzo femminile, 2016.

Pendant del dittico "Il gioco dell'essere". Seta, ca. 110x73 cm.

Maschera-arazzo femminile, 2016.

Maschera-arazzo femminile, 2016.

Particolare.

Home (Il paradosso di Zenone), 2016.

Home (Il paradosso di Zenone), 2016.

Arazzo con inserti appliqué. Tela e seta, ca. 60 x 40 cm.

Corb, 2016.

Corb, 2016.

Installazione. Seta e tela.

©  Febo e Dafne, 2016

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