Alfonso Bonavita torna a Torino con una mostra personale alla galleria Febo e Dafne dopo un periodo in cui ha perseguito esperienze artistiche negli Stati Uniti, in America latina e in Medio Oriente. Le sue inconfondibili figure, scolpite o abbozzate su carta, si muovono all'unisono in uno spazio-tempo ideale, quello del tango. Così, inedite "coreografie" di forma e colore uniscono Genova e Buenos Aires, passato e presente, in una danza senza confini dal momento che, per dirla con parole di Jorge Luis Borges, “Il tango annulla le distanze”.

     Con questa personale torinese Alfonso Bonavita accende una riflessione sugli italiani che nel secolo scorso hanno attraversato l'oceano Atlantico in cerca di fortuna e i connazionali che si trovano ora ad affrontare quella stessa scelta esistenziale. Delinea dunque una relazione di merito e di costume tra l'emergenza sociale di allora e quella dei nostri giorni. E lo fa attraverso il tango quale metafora di ricongiunzione per superare il distacco, il vuoto delle relazioni umane, e perseguire un progetto salvifico teso a costruire un “nuovo mondo possibile”. Perché il tango? Perché da una comunità pescatori di Boccadasse, Genova, prende il nome il quartiere La Boca di Buenos Aires, dove pare sia nato il tango.

     Sono astrazioni di corpi in movimento che con strana levità animano una dimensione metafisica i tangueros di Bonavita. Lo sono anche soggetti di lavori più precoci, per esempio le figure intente in un passo a tre tempi che ne Il concetto di limite (2003) paiono proiettarsi al di là della tela, già in mostra a Torino da Biasutti & Biasutti. Tutto ciò si osserva pure in Carmen (2007), la cui protagonista si connota con lo sviluppo piramidale tipico delle pittura di Bonavita, e altre pitture e bozzetti presentati alla galleria Dieffe e all’Art Residence San Domenico nel 2008.

     In quell’anno l’artista stupiva il pubblico torinese in Piazza IV marzo svelando La caduta nel tempo, figura monumentale in bronzo e smalto che, apparentemente tuffandosi nel vuoto, squarcia qualsiasi dimensione spazio-temporale e costringe l’osservatore a rapportarsi con il concetto di infinito. A sfidare leggi della fisica erano anche le sue piccole sculture in bronzo e smalto raffiguranti Atleti olimpici, esposte alla Galleria Dieffe nella mostra ”aToMi“.

Aprendo le danze a inediti ballerini, che alla stregua di automi si muovono idealmente fra Genova e Buenos Aires, Alfonoso Bonavita (genovese d’adozione) riprende alcuni temi ricorrenti della sua ricerca artistica attraverso l’originale linguaggio formale che gli è proprio. Su tutto ciò si innesta la sperimentazione di nuovi materiali, con cui reinterpreta tecniche scultoree di tradizione.

     In questa mostra, a cura di Melanie Zefferino, il processo creativo di Alfonso Bonavita si ripercorre partendo dall’idea per arrivare alla sua realizzazione quale opera d’arte – ovvero dallo studio grafico a tecnica mista su carta da spolvero alla scultura in resina vetrificata policroma. Alla fine ci si ritrova immersi nell’universo visionario di un artista capace di spaziare fra realtà e fantasia attraverso la forma e il colore e, in questo caminito spaesante, immaginarie armonie di movimento e musica.

©  Febo e Dafne, 2016

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