Andrea Giuseppe MARTE

BIOGRAPHICAL PROFILE

Born in Locri (near Reggio Calabria), Andrea Giuseppe Marte lives and works in Torino, where he graduated at the Accademia Albertina. He is best known for his re-elaborations of old photographic portraits. Through glazing and layers of colour laid to enhance or transform details, he gives new breadth of life to those figures from the past, and brings them - fascinating as they are - into the present.

 

SOLO EXHIBITIONS

2011   'Andrea Giuseppe Marte. Anywhere and Everywhere',

            Galleria Dieffe, Torino.

2008   'No Identity', curated by E. Tolosano, Galleria Dieffe, Torino.

2007   'Andrea Giuseppe Marte', curated by V. Falletti,

            Circolo degli Artisti, Palazzo Graneri de la Roche, Torino.

     

GROUP EXHIBITIONS

2011  'Segni '20 + '20', curated by A. Abrate, A. Mistrangelo, and

           M. Sgroi, Palazzo Bertalazone di San Fermo, Torino.

2010  'L'altra memoria', Circolo Culturale G. Greppi, Bergamo.

2010  'L'altra memoria', Galleria Minelli, Venezia.

2009  'All Together', Galleria Dieffe, Torino.

2007  'Daimon 2', curated by Paradigma, Certosa di Collegno,

           Collegno (Torino).

2007  'Anatema', curated by F. Referza, Quarter Apartment, Teramo.

2006  'Daimon 1', curated by A. Arevalo, cimitero di San Pietro in

           in vincoli, Torino.

2005  'Come Natura crea', curated by D. Bramante, Castello dei

           conti di Modica, Alcamo (Trapani).

 

 

 

Andrea Giuseppe Marte

Nato a Locri (Reggio Calabria, Andrea Giuseppe Marte si è formato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove vive e lavora. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre, prevalentemente in Italia.

La ricerca artistica di questo autore dalla sensibilità particolare si colloca in una dimensione ove i confini tra fotografia e pittura, passato e presente si fanno labili. Le opere della serie intitolata "No-Identity", presentata alla Galleria Dieffe di Torino nel 2008 e di cui sono riproposti alcuni esemplari in questa mostra, ha origine da una fotografia analogica, stampata in bianco e nero su carta da pacchi, sulla quale l’artista dipinge per velature con oli minerali esausti utilizzando una tecnica di sua invenzione. Un procedimento, il suo, che è metafora di un gesto artistico teso a “imprigionare lo spirito nella materia” così da catturare l’essenza originaria di un soggetto ritratto entro una immagine nuova, eppure foriera del fascino di un tempo misterioso ormai trascorso.

©  Febo e Dafne, 2016

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