Gallleria Febo e Dafne, SALA 19

O D I S S E E

Zamfira Facas - Dany Vescovi - Eric Zener

a cura di Melanie Zefferino

Il progetto espositivo muove dalla Rosa dei venti di Zamfira Facas, inedita installazione d’arte tessile ispirata al tema della migrazione delle genti che nei secoli hanno solcato i mari per cambiare o andare incontro al proprio destino in “terra straniera”. Dai tempi di Omero a oggi, “naviganti” di ogni dove hanno seguito rotte coincidenti con i venti che spirano da direzioni costanti per approdare a lidi talvolta ignoti, dove i colori delle loro bandiere si sono intercalati con quelli di altre culture. Si sono così originate realtà plurali, polimorfe come l’installazione di Facas. Trentuno sono le punte della sua Rosa dei venti poiché Scirocco, il vento che spira da sud-est, non prevede ritorno per l’odierna odissea dei diseredati in fuga dalla Siria, simbolicamente sospinti dalla quarta in lino striato di tradizione mediorientale. Una quarta simboleggiante il Grecale, vento di nord-est, reca i colori di bandiera della Romania, terra natale dell’artista, già mediatrice culturale. Dal centro della composizione (il giardino dell’Eden, nell’immaginario dell’autrice) si dipartono due quarte di Tramontana, Ostro, Ponente e Levante, mentre le rispettive altre due quarte concorrono a formare la corolla policroma di una rosa/mondo in cui i “venti” – di guerra e non – favoriscono scambi e contaminazioni fra culture diverse.

In Partenza dal mare, arazzo in seta realizzato con la tecnica dell’appliqué, Facas fissa idealmente rotte migratorie, linee sincroniche e buchi di Hartmann tra le pieghe del tessuto e le sue geometrie. Questo gioco di forme allude non solo al fenomeno di nomadismo culturale associato al migrare, ma anche trasmigrare dell’essere umano attraverso stati di coscienza oscuri, simbolicamente rappresentati dal fondo dell’arazzo, nero come le profondità del mare che lambisce la Romania.

Seppure con un registro stilistico assai diverso, questa sorta di “odissea esperienziale” ricorre tematicamente nell’opera di Eric Zener. Per l’artista californiano l’acqua è medium di trasformazione poiché, a suo dire, “immergendosi nella fluidità rigeneratrice di questo elemento naturale, anche solo per un momento, è possibile evadere, raggiungere livelli di coscienza sommersi e ritrovare la propria luce interiore per poi riemergere ispirati”.  A tutto ciò allude “Treading Water” , set di sette lavori fotografici dipinti a inchiostro e resina su foglia d’oro, ove la lux filtra attraverso le trasparenze dell’acqua in cui è immersa una figura femminile in movimento. In A Moment in Time, Zener coglie l’infinito gioco di riflessi che si creano sulla superficie dell’acqua – quella dimensione liminale da cui riaffiorano prima o poi le sue figure immerse in uno spazio-tempo indistinto.

A fissare in un momento di eternità il fluire del tempo e della materia sono anche i Cristalli con smeriglio di Dany Vescovi, che nella loro trasparenza violata dallo smeriglio restituiscono una possibile percezione del confine tra visibile e invisibile. Con delicatezza essi completano questo ensemble di opere preziose, connubio fra arte e téchne, che pur nella loro diversità si accordano sul piano estetico in quanto riflettono una ricerca di sublimazione.  

©  Febo e Dafne, 2016

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