ALESSIO RODIANI. BEBOP PAINTINGS

a cura di Guido Curto

16 - 28 settembre 2015

c/o Innerspace - Via Cesare Battisti 17, TORINO

Alessio Rodiani: Bebop Paintings

di Guido Curto

 

Gli artisti, si sa, non amano essere etichettati, catalogati e accomunati nell’ambito di contesti stilistici o iconografici quand’anche, di fatto, essi appartengano a ben precisi movimenti d’avanguardia quali il Cubismo, il Futurismo, il Dadaismo o il Surrealismo. Gli storici dell’arte, invece, lavorano in termini di diacronia evidenziando l’evolversi formale e le affinità elettive tra le opere e gli autori all’interno delle consuete categorie di spazio e di tempo. E lo fanno ancor più dei critici d’arte, che ragionano nei termini di una sincronia contemporanea - il più delle volte effimera - senza neppur tentare di accorpare gli artisti all’interno di movimenti, correnti e tendenze individuati sulla base di una analisi purovisibilista o iconologica delle opere.

         Alla luce di questa premessa appare chiaro come chi scrive sia più storico dell'arte che critico d'arte, dal momento che osservando i dipinti di Alessio Rodiani non si esime dal tentare di ricondurre l'artista a una categoria stilistica, cercando di capire da chi sia stato influenzato o a chi si sia ispirato. Purtroppo, poiché Rodiani è mancato ormai da sette anni, l’unico modo di compiere quest’analisi è affidarsi da un lato alla osservazione puntuale dei suoi molti dipinti, e d’altro lato sentire quanto di lui ci raccontano i suoi due figli, che questa mostra e questo catalogo hanno voluto per ricordarlo e celebrarne il valore artistico. Già, perché se da un lato salta subito agli occhi che quella di Rodiani è una pittura vivacemente figurativa, nitidissima nel segno e dai gioiosi cromatismi stesi a piatto (tanto da evidenziare l’influenza stilistica della Pop Art statunitense, in particolare di Roy Lichtenstein), d’altro canto nelle scelte iconografiche Rodiani si distingue dal Pop perché predilige scorci e vedute di città, paesaggi di mare, e in genere raffigurazioni di case e di cose tratte sì dalla quotidianità, ma non certo dal mondo dei mass media e della società dei consumi, come accade per la Pop Art. Rivelando semmai, in queste scelte, affinità forse casuali con certi stilemi metafisici di un grande artista “piemontese”, Felice Casorati (1883-1963), in particolare negli elementi fiabeschi e onirici che caratterizzano anche i dipinti del figlio di Felice, Francesco Casorati (Torino, 1934-2013). Però, sia ben chiaro, qui non si vuole ricondurre Rodiani a una "inesistente Scuola" dal momento che non c’è mai un’influenza diretta dei summenzionati autori sulla sua arte, ma su può rilevare solo un vago collegamento  stilistico e iconologico suggerito da chi scrive.

         Semmai per assegnare a Rodiani una più autonoma e puntuale categoria di appartenenza poetica, risulta utile parlare con i due figli, Pier Carlo e  Margherita, che tra i tanti ricordi quasi per caso citano la grande passione del padre per il jazz. Ed è qui che nel critico d’arte nonché curatore scatta l’intuizione: Rodiani è un pittore di stile bebop! Perché tutti i suoi quadri sono caratterizzati da una pennellata musicalmente vivace, brillate e gioiosa, facile da capire e apprezzare da parte di tutti, proprio come la musica jazz, degli anni Quaranta negli Stati Uniti e soprattutto a New York. Quel bop, che è anche pop perché fenomeno popular, antiaccademico e al contempo antiavanguardista, espressione del rifiuto di quella ideologica provocazione antiborghese e di quell’astio proprio di tante neoavanguardie della seconda metà del Novecento, tra cui l’Arte Povera e l’arte concettuale in genere. Pur essendo correnti di matrice anarco-marxista, queste ultime risultano alla fin fine fenomeni estremamente elitari, per happy few, paradossalmente poi inglobati dal sistema mercantile e “capitalistico” dell’arte contemporanea.  

         Quella di Rodiani è, invece, una pittura che vuol essere sempre democraticamente comprensibile da tutti, facile da capire, pur non essendo affatto naif, bensì innovativa nel segno e nelle elaborazioni stilizzate al punto giusto dei soggetti. Nulla a che vedere quindi con i tanti e forse troppi pittori della domenica che riprendono stancamente gli impressionisti, i post-impressionisti o gli espressionisti nel miglior dei casi. Una pittura, quindi, vivacemente bebop, o anche solo bop, praticata, è bene ricordarlo, da un uomo che  “al secolo” era un apprezzato medico, mentre nella dimensione privata era e si sentiva soprattutto un artista, un pittore appassionato della vita, anche nella sua dimensione affettiva. Come s’intuisce da una frase scritta sul verso del dipinto Tramonto nel mare, dedicato all’amata moglie  (dopo la morte di lei) dove lui scrive:

“Ai figli e ai nipoti. Questo quadro rappresenta Lucia che se ne va per sempre e mi lascia solo. Vi supplico non vendetelo mai. Tenetelo in casa

in sua memoria. Luglio 2002”.

 

Nota: il bebop (spesso abbreviato in bop) è uno stile del jazz che si sviluppò soprattutto a New York negli anni ’40. Caratterizzato da tempi molto veloci e da elaborazioni armoniche innovative, il bebop nacque in contrapposizione agli stili jazz utilizzati dalle formazioni contemporanee. Nei suoi primi anni di vita la parola "bebop" indicò, oltre allo stile musicale anche lo stile di vita e l'atteggiamento ribelle di coloro (che erano in maggioranza giovani) che si indicavano come "bopper". Anche per questo motivo il bebop divenne popolare tra i letterati che si riconoscevano nella cosiddetta Beat Generation e fu citato in alcune delle loro opere più famose (ad esempio nella poesia Urlo di Allen Ginsberg). Nel corso dei 15 anni successivi, il bebop  e le sue ramificazioni si evolsero fino a diventare il principale idioma del jazz. Ancora nel primo decennio del XXI secolo, lo stile jazzistico indicato come "mainstream" si rifà essenzialmente alle elaborazioni stilistiche del bebop.

 

Alessio Rodiani. Profilo biografico
Nato a Torino nel 1924,  Alessio Rodiani, abbracciò la professione medica dopo aver preso parte alla lotta partigiana. Dagli anni Cinquanta del Novecento agli albori del nuovo millennio si dedicò alla pittura e alla decorazione ceramica costruendo la​ sua identità di artista con lo pseudonimo che solo in parte celava la sua appartenenza a un lignaggio distintosi nel Rinascimento per l'estro creativo
di alcuni esponenti, in primis lo scultore e architetto Giacomo Della Porta, allievo di Michelangelo.

​Personalità eclettica, Alessio Della Porta si cimentò pure nella stesura di un saggio, Vocazione popolare del libero mercato. Immaginazione profana tra realtà economica ed idealità politica, pubblicato a firma Marco Monteschi (pseudonimo coniato associando​ Marx e Montesquieu) nel 2001.

In quell'anno morì l'amata moglie, Lucia. Ricordandola, l'artista scrisse nel suo diario ch'ella "mi sentiva più vicino a lei e più affettuoso quando usavo il colore, anziché la penna" e "forse potrà vedere ogni tratto del mio percorso cromatico come il filo conduttore di un indimenticabile viaggio d'amore, incompiuto a causa della precarietà della vita terrena" (Diario, manoscritto in collezione privata, Torino).

Il viaggo d'arte di Alessio Rodiani si concluse alla fine della sua vita, nel 2009.

©  Febo e Dafne, 2016

  • facebook-square
  • Twitter Square
  • Google Square