Zamfira FACAS

Artista enigmatica con una laurea in ingegneria delle costruzioni conseguita a Bucarest, sua città natale, Zamfira Facas spazia dalla matematica alla filosofia, alla chimica e alla fisica senza dimenticare la storia, il mito e l’esoterismo nel suo reinterpretare tecniche e materiali antichi, prevalentemente tessili.

Esordisce nel 2005 a Torino, sua città d’adozione, con una mostra personale facente parte della trilogia “D’amore, di morte e altre incertezze” a cura di Olga Gambari presso la Galleria Dieffe. L’anno successivo, nella stessa sede, affronta il tema della migrazione attraverso un ciclo di arazzi esposti nella personale “È sempre un viaggio”, a cura di Monica Trigona. Raffinata quanto incisiva espressione della sua arte è l’installazione Uno, Due, Dodici, presentata qualche anno fa a Torino, Palazzo Bricherasio. Nel 2015 l’ha riproposta alla Galleria Febo e Dafne nella mostra collettiva “Gems & Jewels”, a cura di Melanie Zefferino. Nel maggio 2016, presso la stessa galleria, ha partecipato alla mostra collettiva “Leaves & Lies”, evento off del XIX Salone Internazionale del Libro di Torino. Nel settembre 2016 espone i lavori della sua maturità artistica nella mostra personale “Calatoríe”, con una serie di lavori che afferiscono al tema del “viaggio” e alle sue diverse declinazioni – dal fenomeno delle migrazioni degli animali e delle genti, alla ricerca di una condizione di “coscienza cosmica” dell’essere umano. Con la Rosa dei venti, installazione d’arte tessile svelata in anteprima nella Notte delle Arti Contemporanee e a “The Others” 2016, Zamfira Facas si focalizza sui molteplici risvolti della migrazione, tema che caratterizza la sua parabola artistica fin dagli esordi.

I lavori di Zamfira Facas sono la materializzazione di strutture di pensiero in cui trame di simboli si intrecciano in un ordito denso di significati. Non fa eccezione il lavoro cui l’artista, nel giorno della memoria 2017, affronta il tema della Shoah per non dimenticare le vittime delle deportazioni.

Ne L'andata il tessuto in seta a righe bianche e nere, ripiegato sei volte, delinea i binari di una ferrovia per viaggi senza ritorno verso un orizzonte in cui il fumo si fa sempre più denso. Ad accompagnare questo dittico dal forte potere evocativo è l'installazione con sei Cerchi del tempo orbitanti in una dimensione che riaccende il ricordo. La stella di David, allora, non è più simbolo deprivato della sua luce su una divisa striata, ma un poliedro vivo e vivificante, le cui punte arrivano alla

Sephirot del cuore.

Zamfira Facas, Un, Due, Dodici, 2008. In "Gems & Jewels",

a cura di Melanie Zefferino. Torino, Febo e Dafne, 2015.

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Zamfira Facas, "Di morte". A cura di Olga Gambari.

Torino, Galleria Dieffe, 2005.

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Zamfira Facas, "E' sempre un viaggio".

A cura di Monica Trigona, Torino, Galleria Dieffe, 2006.

©  Febo e Dafne, 2016

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