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Ghiaccio


  • Di Tutti i Colori 16 Via Ernesto Molina Pino Torinese, Piemonte, 10025 Italia (mappa)

Ghiaccio

Angela Pietribiasi, Francesco Di Lernia, Paola Gandini e Sofia Fresia

A cura di Carina Leal

Inaugurazione 6 febbraio, ore 17.30

Fino al 8 marzo 2026

I ghiacciai si stanno sciogliendo: dal 1850, il volume dei ghiacciai alpini si è ridotto di circa il 60%. In particolare, gli studiosi hanno evidenziato che le Alpi a noi vicine, insieme ai Pirenei, si stanno riscaldando (e quindi i relativi ghiacciai sciogliendo, con una riduzione del 39% in 23 anni) ad un ritmo doppio rispetto alla media del pianeta. L’unica possibilità per preservare i ghiacciai è fermare il riscaldamento globale. Il 2025 è stato l’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai, un’iniziativa delle Nazioni Unite con l’obiettivo di evidenziare il ruolo vitale dei ghiacciai e le sfide urgenti poste dal loro scioglimento accelerato.

La mostra Ghiaccio intende stimolare una volta di più consapevolezza dell’impatto drammatico delle attività antropiche e, di conseguenza, sollecitare scelte personali e stili di vita che contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici e, più in generale, l’emergenza ambientale senza precedenti in cui si trovano oggi tutti gli esseri viventi. Abbiamo riunito i lavori di quattro artisti. Quattro perspettive diverse su questo tema che colpisce tutti.

Angela Pietribiasi propone una visione intima e personale della questione ambientale. Si tratta di immagini in grado di trasmettere un senso di attesa e sospensione del tempo. Deriva dell’antropocene e Anni Luce sono progetti che comprendono fotografie, liriche e installazioni, un’analisi che indaga sul paradosso dell’uomo dell’Antropocene, un essere super connesso e informato ma anche super solo; apparentemente onnipotente, in realtà fragile ed effimero. La perdita continua di specie e territori selvaggi, sommato alla consapevolezza del cambiamento climatico, sta generando nelle persone un disagio, per la quale è stato coniato un termine specifico: solastalgia. In questo contesto il fondersi dei ghiacciai, l’erosione del territorio, la deriva degli iceberg condividono con noi un destino di solitudine e precarietà.

Nella pittura di Francesco Di Lernia gli ambienti sono come palcoscenici naturali, dove i ghiacciai compaiono senza che gli attori in scena appaiano sorpresi, come se ormai fossero assuefatti all'assurdo. Di Lernia ha voluto rappresentare un viaggio dove l'uomo tenta di ritrovare se stesso. Queste spiagge o palcoscenici mantengono comunque un aspetto ludico, una caratteristica indispensabile alla sopravvivenza. In alcuni lavori compare una luminescenza verde che vuole essere un tentativo di ricerca di spiritualità. Può rappresentare tutto ciò che non è materiale, quindi l'arte in tutte le sue manifestazioni e ciò che va al di là della logica, ciò che non è visibile e quantificabile, la fede, l’irrazionale e altro ancora per chi vuole trovare altre interpretazioni.

Paola Gandini nella serie Dee Dimenticate, rappresenta volti giovani, femminili, frammenti di corpi che s’affacciano nei riflessi trasparenti, come creature antiche che emergono dal ghiaccio disciolte. Sculture dove la fragilità si fa corpo. Forme che richiamano la fluidità del disgelo e la durezza della roccia nuda si confrontano nello spazio, ricordandoci che ogni forma è transitoria. La materia modellata diventa il simbolo di un equilibrio precario, una bellezza che chiede di essere protetta, prima che svanisca nel silenzio del liquido. Misteriose portatrici di segreti che il tempo ha nascosto, eco lontane di spiritualità perduta, di culture antiche che ancora sussurrano. Come i corpi che piano piano ricompaiono tra il ghiaccio che si scioglie, queste Piccole Dee risorgono dal ghiaccio.

Sofia Fresia ci ricorda della velocità con cui si vive e che sembra impedire alle persone di soffermarsi sulle cose - positive o negative che siano – ma soprattutto su quei problemi di tipo ‘potenziale’ quali sono quelli che riguardano l’ambiente. Con i suoi dipinti ci porta in un viaggio surrealista e ironico tra i paesaggi delle Alpi, paesaggi che a volte non esistono più. Nei suoi lavori mette in evidenza una serie di minacce intrinseche – aumento del livello degli oceani, allagamento di estese zone costiere e pianure abitate, perdita di biodiversità, sconvolgimenti climatici... - di cui ci si accorgerà solo quando sarà troppo tardi.

Questa mostra è un invito a camminare tra queste opere come tra i crepacci di un ghiacciaio alpino: con rispetto, meraviglia e una nuova consapevolezza. Non siamo spettatori esterni, ma parte integrante di questo organismo vivente che lotta per la propria sopravvivenza. Attraverso il linguaggio dell'arte, riscopriamo la vulnerabilità di ciò che credevamo eterno e la bellezza di un equilibrio che oggi danza sull'orlo dell'abisso, scoprendo così che la fine di un ghiacciaio non è solo una perdita su una cartina geografica, ma lo sbiadire di un colore dalla tavolozza della nostra esistenza.

 In collaborazione con Febo & Dafne,

 con il patrocinio del Comune di Pino Torinese

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13 dicembre

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