Red Oscillations

The unbelievable cartography of the mind

Tim White-Sobieski

Dal 27 giugno al 11 luglio 2026


Inaugurazione sabato 27 giugno ore 18

L’opera di Tim White-Sobieski si estende oltre qualsiasi singolo mezzo espressivo. Sebbene la pittura rimanga un punto centrale e ricorrente della sua ricerca, la sua pratica comprende scultura, installazioni luminose, film, fotografia e opere testuali, dando vita a un corpus di lavori interconnessi che indaga la percezione, la memoria e la costruzione del significato. Piuttosto che operare entro confini disciplinari definiti, White-Sobieski considera ogni medium come una modalità distinta di ricerca, consentendo alle idee di svilupparsi attraverso forme materiali, spaziali e temporali.

Questa serie di opere realizzate su carta estende il territorio psicologico e visivo di Red Oscillations verso un mezzo più intimo e immediato. Eseguiti con vernice a olio sottile, pastello ad olio e pastello su carta, questi pezzi occupano uno spazio tra la pittura e il disegno. Sebbene l'olio sia stato applicato con pennelli, le opere preservano la spontaneità, la fragilità e la immediatezza degli schizzi su larga scala o delle notazioni inconsce.

Le composizioni raffigurano figure enigmatiche, personaggi artificiali, testimoni alla deriva ed esseri ibridi sospesi in paesaggi onirici che oscillano tra crescita organica e terreno psicologico. A differenza delle tele monumentali della serie principale, queste opere funzionano più come frammenti di monologo interiore o come annotazioni di un diario visivo — fugaci apparizioni mentali catturate prima che la logica narrativa si formi completamente.

Strati trasparenti di olio diluito interagiscono con segni gestuali a pastello, creando superfici che appaiono allo stesso tempo incompiute e altamente deliberate. La carta assorbe il mezzo in modo imprevedibile, consentendo a macchie, tracce e transizioni accidentali di diventare parte integrante dell’immaginario stesso. Questa instabilità è essenziale per il progetto: le opere cercano di registrare il pensiero in movimento piuttosto che un’illustrazione fissa.

Le figure emergono e si dissolvono all’interno di ambienti instabili, apparendo spesso come attori silenziosi all’interno di un paesaggio teatrale indefinito. Le loro identità rimangono irrisolte, invitando gli spettatori a proiettare le proprie narrazioni psicologiche sulle scene. In questo senso, le opere su carta diventano studi non solo di forma, ma anche di percezione, memoria e della fragile architettura stessa del sogno ad occhi aperti.

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