The Others 2026

con gli artisti

Diego Dominici | Marta Scavone | Pier De Felice | Vincenzo Frattini | Vittorio Asteriti

Dal 29 ottobre al 1 novembre 2026

29 ottobre, 16.00 / 22.00

30 ottobre – 2 novembre, 11.00 / 21.00

Parcheggio Lancia

P.le Antonio Chiribiri – Torino

Stand 43

La serie di opere rappresenta un ritorno alle origini per l'artista, che riscopre la fotografia di still-life. Questa collezione si inserisce in modo coerente nel percorso artistico di Diego Dominici, caratterizzato da una continua esplorazione estetica. L'artista utilizza filtri fisici per creare le sue opere, un processo che arricchisce le immagini di una profondità e una complessità visiva uniche. Un aspetto affascinante di questa serie è l'ispirazione che Dominici trae dalla pittura per creare nuove immagini, volendo esplorare nuove dimensioni estetiche, in un continuo dialogo tra il visibile e l'invisibile.

Questa commistione di tecniche e stili dimostra una volontà di superare i confini tradizionali della fotografia. Le opere della serie "You deserve" si presentano come quadri fotografici, dove la luce, i colori e le ombre giocano un ruolo fondamentale nel creare atmosfere suggestive e coinvolgenti. È  una ricerca che invita alla riflessione e che offre una visione del mondo filtrata attraverso il prisma del sentire personale. Le opere non sono solo un tributo al passato, ma un passo avanti verso nuove emozioni attraverso la narrazione del presente.

Marta Scavone presenta Way Out, la nuova una serie fotografica surreale che riflette sul concetto di via d’uscita: sulla possibilità di sottrarsi a contesti che non ci appartengono, non ci gratificano o non ci sembrano più giusti. Le immagini mostrano viste architettoniche frontali, essenziali e sospese, attraversate da due aperture. Ogni apertura presenta un diverso impedimento, fisico, mentale o morale: muri, segnali di divieto, delimitazioni e altri elementi suggeriscono che uscire non sia possibile, o che non si debba farlo. Ostacoli che sembrano insormontabili, ma non necessariamente impossibili da superare. Un paio di scarpe lasciato a terra, senza nessuno che le indossi, diventa metafora della capacità di scegliere, di trovare gli strumenti, anche quelli che non crediamo di possedere per oltrepassare ciò che ci trattiene.


Il lavoro di Pier De Felice si è sempre sviluppato per stratificazioni, sia fisiche che concettuali. In questa nuova serie, Pottery Invaders, la terra cotta smaltata cessa di fluttuare nell'aria e decide di "invadere" la pittura e il supporto. Plasmata dall'artista, la componente ceramica si immerge direttamente tra le stratificazioni dell'opera, creando un sofisticato gioco di sdoppiamenti e corrispondenze plastiche in cui la superficie pittorica e la materia tridimensionale si fondono e si mettono a specchio. Questa inedita incursione materica porta con sé una decisa e vibrante evoluzione stilistica. I colori si fanno accesi, saturi e brillanti — come i caldi arancioni e i verdi rigogliosi che animano le composizioni - traghettando i lavori verso un'estetica marcatamente Pop. Anche i soggetti della natura di uso quotidiano - da sempre cari all'artista come simboli di libertà e resistenza - mutano pelle: frutti esotici, foglie imponenti e cactus popolano lo spazio con un tono più divertente, leggero e ironico. Questa chiave ludica dissacra la realtà senza mai sminuire la profonda serietà della ricerca concettuale e della salvaguardia del bello che da sempre contraddistingue De Felice.


Vincenzo Frattini ha cercato di uscire dalla cornice e dai confine bidimensionali associati al concetto di quadro. Questo suo intento di andare oltre si manifesta nei progetti presentati. Nella serie Pittura ovale le opere costituiscono una specie di puzzle formato da un anello di colore esterno, seguito da sezioni di legno dipinto che combaciano perfettamente con la superficie interna. Queste sezioni sono dipinte con tinte forti che rivelano il passaggio da una situazione di caos esteriore a una condizione di silenzio e meditazione interiore. I contorni sono il preambolo di un passaggio nel mezzo della superficie centrale limpida e uniforme. Nel ciclo di opere Pittura per sottrazione numerose stratificazioni di colore si offrono a una incisione, che realizza variabili sottrazioni di materia. La luce, invadendo così nuovi spazi, rivela ulteriori immagini, caratterizzate da intense policromie. Le forme che emergono non sono dipinte nel senso classico, sono invece il risultato dei pieni e dei vuoti creati dalla scalpellatura. L’opera si caratterizza allora per una profondità reale, potremmo dire per una terza dimensione della pittura. 


Vittorio Asteriti, nella serie Linee crea un’indagine sulle possibilità espressive della successione cromatica e formale,  dove la tela è interamente occupata da una fitta sequenza di linee verticali di larghezza variabile, ma rigorosamente allineate. Senza schema apparente, bensì una distribuzione equilibrata di saturazione e luminosità, che crea un effetto ottico quasi tattile. Il ritmo cromatico delle sue tele evocano una scansione del tempo, come in una successione di attimi o una partitura musicale, dove ogni striscia diviene un'unità temporale autonoma ma in relazione alle sue vicine. L'opera richiede un coinvolgimento attivo dello spettatore che, avvicinandosi o allontanandosi, modifica continuamente le condizioni di lettura cromatica. A distanza ravvicinata emerge il dettaglio delle texture e delle imperfezioni pittoriche, mentre da lontano si percepisce un effetto di vibrazione ottica, quasi musicale, dovuto all'alternarsi rapido dei colori. 



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